Dieta e Nutrizione

la vitamina D può aiutare a combattere il diabete

vitamina D

Una nuova ricerca ha messo in evidenza come la vitamina D sia in grado di proteggere le cellule beta del pancreas, riducendo i livelli di glucosio

La vitamina D è una delle sostanze più importanti per la salute umana. A dispetto del nome, però, non si tratta di una vera e propria vitamina ma di composti pro-ormonali che contengono diverse forme di calciferolo: la vitamina D1, la D2, la D3, la D4 e la D5. Ricerche precedenti avevano evidenziato come tali composti influirebbero positivamente sul sistema immunitario combattendo le infezioni, riducendo il rischio di cancro, sclerosi multipla e sindrome del colon irritabile. Ma ora, un nuovo studio condotto dagli scienziati del Salk Institute hanno mostrato come la vitamina D può essere considerata un nuovo approccio per il trattamento del diabete.

Vitamina D e diabete
In seguito agli studi condotti dagli scienziati è emerso come la vitamina D sia in grado di proteggere le cellule beta: quelle che producono, immagazzinano e rilasciano insulina. Quando queste non funzionano correttamente, infatti, l’ormone insulina non viene prodotto in maniera corretta provocando un’impennata dei livelli di glucosio ematico.

Lo studio
Durante lo studio – condotto su modello animale – i ricercatori hanno testato l’effetto della vitamina D nei murini con cellule beta danneggiate. «Sappiamo che il diabete è una malattia causata da infiammazione. In questo studio abbiamo identificato il recettore della vitamina D come un importante modulatore dell’infiammazione e della sopravvivenza delle cellule beta», ha dichiarato Ronald Evans, autore principale dello studio.

Cellule beta da staminali
Gli scienziati sono riusciti a creare cellule beta partendo da staminali embrionali e in fase di studio hanno evidenziato un composto noto con il nome di iBRD9. Questo aveva la capacità di attivare un recettore della vitamina D e, di conseguenza, migliorare la sopravvivenza delle cellule beta. Grazie alla somministrazione di vitamina D, quindi, i murini diabetici sottoposti allo studio sono riusciti ad avere nuovamente livelli normali di glucosio ematico.

Relazione tra diabete e vitamina D
«Questo studio è iniziato guardando al ruolo della vitamina D nelle cellule beta. Gli studi epidemiologici condotti su pazienti hanno suggerito una correlazione tra elevate concentrazioni di vitamina D nel sangue e un minor rischio di diabete, ma il meccanismo sottostante non è stato ben compreso. È stato difficile proteggere le cellule beta con la sola vitamina. Ora abbiamo alcune idee su come potremmo essere in grado di trarre vantaggio da questa connessione», spiega il dottor Zong Wei, coautore dello studio.

Geni e proteine
Sembra che alla base di tutto vi sia il meccanismo collegato alla trascrizione, ovvero il modo in cui i geni vengono tradotti in proteine. In pratica il iBRD9, se associato alla vitamina D, permette l’espressione di geni in grado di proteggere le cellule beta. «L’attivazione del recettore della vitamina D può innescare la funzione antinfiammatoria dei geni per aiutare le cellule a sopravvivere in condizioni di stress. Usando un sistema di screening che abbiamo sviluppato in laboratorio, siamo stati in grado di identificare un pezzo importante di quel puzzle che consente la super-attivazione del percorso della vitamina D», continua Michael Downes. Altra nota positiva è che il composto non ha provocato alcun effetto collaterale negli animali sottoposti allo studio.

Non solo diabete
«In questo studio, abbiamo esaminato il diabete, ma poiché questo è un recettore importante potrebbe potenzialmente essere universale per qualsiasi trattamento in cui è necessario aumentare l’effetto della vitamina D. Ad esempio, siamo particolarmente interessati a esaminarlo nel cancro del pancreas, che è una malattia che il nostro laboratorio già studia», conclude Ruth Yu, altro autore dello studio. Il team di ricerca intende proseguire con le indagini per arrivare alla fase clinica sull’essere umano.

Vitamina D e diabete: un’associazione conosciuta
L’associazione vitamina D e diabete era già stata evidenziata in altri studi scientifici. «La carenza di vitamina D – si legge in un estratto allo studio – contribuisce sia alla resistenza insulinica iniziale che alla successiva insorgenza di diabete causata dalla morte delle cellule beta. La vitamina D agisce per ridurre l’infiammazione, che è un processo importante nell’indurre la resistenza all’insulina. La vitamina D mantiene i normali livelli di riposo di entrambi i Ca2+ e ROS che sono elevati nelle cellule beta durante il diabete. La vitamina D ha anche un ruolo molto significativo nel mantenimento dell’epigenoma. Le alterazioni epigenetiche sono una caratteristica del diabete grazie alla quale molti geni correlati al diabete sono inattivati ​​dall’ipermetilazione. La vitamina D agisce per prevenire tale ipermetilazione aumentando l’espressione delle demetilasi del DNA che prevengono l’ipermetilazione di più regioni del promotore genico di molti geni correlati al diabete. Ciò che è notevole è il numero di processi cellulari mantenuti dalla vitamina D. Quando la vitamina D è carente, molti di questi processi iniziano a declinare e questo pone le basi per l’insorgenza di malattie come il diabete», scrivono i ricercatori del The Babraham Institute di Cambridge.

Non solo diabete
«Circa il 30% -50% delle persone ha bassi livelli di vitamina D, e l’insufficienza e la carenza di vitamina D sono riconosciuti come problemi di salute globale in tutto il mondo. Sebbene la presenza di ipovitaminosi D aumenti il ​​rischio di rachitismo e fratture, bassi livelli di vitamina D sono anche associati a ipertensione, cancro e malattie cardiovascolari. Inoltre, il diabete mellito e la malattia renale cronica sono anche correlati ai livelli di vitamina D. La carenza di vitamina D è stata collegata all’insorgenza e alla progressione del diabete», si legge, infine, su uno studio pubblicato sul World journal of diabetes.

La vitamina D è essenziale per il mantenimento del nostro benessere. Una sua carenza, specie se grave, può causare diverse malattie. Le conferme della scienza.

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FONTE:  diariodelweb.it

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